»
»

Paese di partenza:

Per TRAME “paese di partenza” indica il paese del Nord Africa o del Medio Oriente in cui l'intervistato ha vissuto per la maggior parte della propria vita prima di arrivare in Italia. Questa definizione segue il criterio archivistico adottato dal CDEC.

Paese di nascita:

Anno di nascita:

Età all'arrivo in Italia: anni

Lascia il paese di origine per ragioni

Il viaggio verso l'Italia non ha previsto tappe intermedie

Arriva in Italia con familiari

La mappa traccia gli spostamenti dell’intervistato/a, concludendosi l’anno dopo il suo arrivo in Italia

Manuela Schapira nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1937 da James Mizrahi e Eliane Battino, entrambi originari dell’Egitto. Il padre proviene da una famiglia con radici a Safed, mentre la madre è figlia di Elio, di origine corfiota, e di Sara Filus, nata in Egitto da madre livornese.

Il rabbino Yossef Mizrahi, trisnonno di Manuela Schapira, originiario di Safed e poi rabbino della comunità ebraica di Alessandria d'Egitto, fine 1800. Archivio Fondazione CDEC

Non è chiaro quale passaporto possieda la famiglia fino alla Seconda guerra mondiale, quando il padre si arruola volontario nell’esercito britannico, ottenendo così la cittadinanza inglese. Sebbene Manuela sia solo una bambina durante il conflitto, conserva il ricordo delle tensioni e dei bombardamenti, soprattutto dopo l’occupazione tedesca di El Alamein, quando la famiglia si rifugia temporaneamente in Kenya.

Mio padre si è arruolato volontario nell’armata inglese

Manuela Schapira:
È cominciata così. Mio padre si è arruolato nell’armata francese, è stato in Siria e non so più dove. Ci sono delle foto di lui vestito da militare francese. Quando sono stati sconfitti i francesi, mio padre si è arruolato volontario nell’armata inglese. 

Intervistatore:
Nella Brigata ebraica, per caso?

Manuela Schapira:
No, proprio nell’armata inglese. E’ diventato subito, non so bene perché, capitano e poi major. Comunque, come capitano lo hanno mandato in Kenya. Allora quando è arrivata l’invasione dei tedeschi a El Alamein, mia mamma si è agganciata al Consolato britannico finchè è riuscita ad ottenere il nostro trasferimento nel Kenya per raggiungere mio padre che era capitano del campo di concentramento italiano. Gli italiani erano adorabili: hanno fatto per me la casetta delle bambole, mi hanno curata dalla malaria a me e a mio fratello. Qualche parola della lingua swahili l’abbiamo anche imparata in quel campo lì, siamo stati veramente molto bene

Intervistatore:
Poi dopo siete ritornati immagino…

Manuela Schapira:
Tranquillamente ritornati in Egitto.

Manuela Schapira cresce in un ambiente e cosmopolita, formandosi prima nelle scuole laiche dell’Alliance Française e poi all’English Girls College. Anche se i Mizrahi si considerano culturalmente francesi, Manuela parla italiano con la nonna, arabo con il personale di servizio e perfeziona l’inglese durante gli studi. La famiglia abita in rue Fouad, davanti al municipio, in una casa spaziosa situata in un quartiere abitato da altre famiglie europee, di fronte al sito archeologico di Kom El-Dikka.

Sono rimasta con la curiosità di capire cosa era questo quartiere che non avevo mai visto

Manuela Schapira:
Era davanti alla municipalitè, eravamo davanti a Kom el-Dikka. Kom El-Dikka era una zona vietata, io sono rimasta con la curiosità di capire cosa era questo quartiere che non avevo mai visto. Mi ricordo quando c’era…c’erano forse stati temporali e veniva mio nonno, Battino, a consolarci perché avevamo paura dei tuoni e poi all’alba c’era chi gridava e diceva: “Laban! Laban! [Latte!]” oppure “Roba vecchia! Roba vecchia!”. Noi siamo sempre rimasti con la curiosità di questo Kom El-Dikka, che ho letto ultimamente che finalmente hanno cominciato a vedere che cosa c’era sotto perchè è una zona archeologica diventata importante.

La vita sociale dei Mizrahi ad Alessandria si svolge tra i caffè, il cinema e il teatro, ma anche in casa, dove sono frequenti le partite a carte. Le vacanze trascorrono al lago Maryut, nel deserto poco fuori città, e talvolta in Europa. Pur non partecipando attivamente alla vita della comunità ebraica locale, la famiglia frequenta la sinagoga nelle principali festività e coltiva la propria identità ebraica nell’ambito domestico.

Manuela Schapira con i figli. Milano, 1968 ca. Archivio Fondazione CDEC

Noi andavamo tutti i venerdì sera a cena dal nonno

Manuela Schapira:
Mio nonno mangiava kashar. Noi andavamo tutti i venerdì sera a cena dal nonno, Bohor Mizrahi. Mio nonno Battino è morto molto presto, quando avevo pochi anni, forse 10 anni a dir tanto. Bohor è durato molto di più e andavamo da lui tutti i venerdì sera a cena, era tutto kasher e si baciava la mano del nonno dopo le benedizioni. Però la comunità…andavamo al tempio, anche alle feste, però io della comunità stessa non ricordo niente

A 17 anni, terminati gli studi scolastici, Manuela si trasferisce a Montreux, dove frequenta per due anni una scuola di puericultura, con l’obiettivo di diventare infermiera. Poco dopo il rientro in Egitto, parte in nave con un’amica per un viaggio nel Mediterraneo. Durante la traversata scoppia la guerra di Suez del 1956: impossibilitata a sbarcare a Malta, viene trasbordata a Napoli. Nel frattempo, anche i suoi genitori si preparano ad abbandonare l’Egitto, minacciati dall’espulsione. In questo contesto, per Manuela si apre un nuovo capitolo di studi a Londra, al termine del quale emigra a Milano, dove si stabilisce definitivamente. 

Agli inizio degli anni ‘60, Manuela sposa Andrea Schapira e dalla loro unione nascono tre figli.

Storie collegate

Come leggere i data portrait
I dati rappresentati nei data portrait riguardano il genere, l’età all’arrivo in Italia, il decennio di arrivo in Italia, il paese di origine, i motivi della partenza, se il viaggio ha incluso tappe intermedie o è stato diretto e se la persona ha viaggiato da sola o con la famiglia.

Genere ed età all’arrivo in Italia

Femmina, età 0-9

Femmina, età 10-19

Femmina, età 20-29

Femmina, età 30-39

Femmina, età 40-49

Femmina, età 50-59

Femmina, età 60-69

Femmina, età 70-79

Femmina, età 80-89

Femmina, età 90-99

Maschio, età 0-9
Maschio, età 10-19
Maschio, età 20-29
Maschio, età 30-39
Maschio, età 40-49
Maschio, età 50-59
Maschio, età 60-69
Maschio, età 70-79

Maschio, età 80-89

Maschio, età 90-99

Decennio di arrivo in Italia

1940
1950

1960

1970

1980

Paese di origine

Egitto

Iran

Libano

Libia

Siria

Tunisia

Motivi della partenza dal paese di origine

Politici

Economici

Studio

Personali

Viaggio diretto o con tappe intermedie prima dell’arrivo in Italia

Viaggio diretto

Tappe intermedie

Arriva in Italia da solo/a o con familiari

Arriva in Italia da solo/a
Arriva in Italia con familiari

Cos’è un data portrait
Un data portrait è un’interpretazione artistica di un set specifico di dati riguardanti un individuo, che viene quindi ritratto a partire dai dati, anziché raffigurarne l’aspetto fisico come nei ritratti tradizionali. I data portrait sono rappresentazioni visive che mediano tra la visione dell’artista, i dati del soggetto e l’interesse del pubblico (Donath et al., 2010).
Seguendo questo concetto, i data portrait sviluppati da Sara Radice specificamente per il progetto TRAME forniscono un “ritratto” delle persone rappresentate, basato su alcuni dati specifici di interesse per il progetto e indipendente dal loro aspetto fisico.

Bibliografia e crediti
Judith Donath, Alex Dragulescu, Aaron Zinman, Fernanda Viégas, Rebecca Xiong; Data Portraits. Leonardo 2010; 43 (4): 375–383. doi: https://doi.org/10.1162/LEON_a_00011.

I data portraits ideati per questo progetto traggono ispirazione da alcuni progetti di data portraits di Giorgia Lupi, come, per esempio, l’installazione fisica “…Ma poi, che cos’è un nome? ” sviluppata per la Fondazione CDEC presso la Triennale di Milano nel 2018 e i TED Data Portraits del 2017.