Manuela Schapira nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1937 da James Mizrahi e Eliane Battino, entrambi originari dell’Egitto. Il padre proviene da una famiglia con radici a Safed, mentre la madre è figlia di Elio, di origine corfiota, e di Sara Filus, nata in Egitto da madre livornese.
Non è chiaro quale passaporto possieda la famiglia fino alla Seconda guerra mondiale, quando il padre si arruola volontario nell’esercito britannico, ottenendo così la cittadinanza inglese. Sebbene Manuela sia solo una bambina durante il conflitto, conserva il ricordo delle tensioni e dei bombardamenti, soprattutto dopo l’occupazione tedesca di El Alamein, quando la famiglia si rifugia temporaneamente in Kenya.
Mio padre si è arruolato volontario nell’armata inglese
Trascrizione
Manuela Schapira:
È cominciata così. Mio padre si è arruolato nell’armata francese, è stato in Siria e non so più dove. Ci sono delle foto di lui vestito da militare francese. Quando sono stati sconfitti i francesi, mio padre si è arruolato volontario nell’armata inglese.
Intervistatore:
Nella Brigata ebraica, per caso?
Manuela Schapira:
No, proprio nell’armata inglese. E’ diventato subito, non so bene perché, capitano e poi major. Comunque, come capitano lo hanno mandato in Kenya. Allora quando è arrivata l’invasione dei tedeschi a El Alamein, mia mamma si è agganciata al Consolato britannico finchè è riuscita ad ottenere il nostro trasferimento nel Kenya per raggiungere mio padre che era capitano del campo di concentramento italiano. Gli italiani erano adorabili: hanno fatto per me la casetta delle bambole, mi hanno curata dalla malaria a me e a mio fratello. Qualche parola della lingua swahili l’abbiamo anche imparata in quel campo lì, siamo stati veramente molto bene
Intervistatore:
Poi dopo siete ritornati immagino…
Manuela Schapira:
Tranquillamente ritornati in Egitto.
Manuela Schapira cresce in un ambiente e cosmopolita, formandosi prima nelle scuole laiche dell’Alliance Française e poi all’English Girls College. Anche se i Mizrahi si considerano culturalmente francesi, Manuela parla italiano con la nonna, arabo con il personale di servizio e perfeziona l’inglese durante gli studi. La famiglia abita in rue Fouad, davanti al municipio, in una casa spaziosa situata in un quartiere abitato da altre famiglie europee, di fronte al sito archeologico di Kom El-Dikka.
Sono rimasta con la curiosità di capire cosa era questo quartiere che non avevo mai visto
Trascrizione
Manuela Schapira:
Era davanti alla municipalitè, eravamo davanti a Kom el-Dikka. Kom El-Dikka era una zona vietata, io sono rimasta con la curiosità di capire cosa era questo quartiere che non avevo mai visto. Mi ricordo quando c’era…c’erano forse stati temporali e veniva mio nonno, Battino, a consolarci perché avevamo paura dei tuoni e poi all’alba c’era chi gridava e diceva: “Laban! Laban! [Latte!]” oppure “Roba vecchia! Roba vecchia!”. Noi siamo sempre rimasti con la curiosità di questo Kom El-Dikka, che ho letto ultimamente che finalmente hanno cominciato a vedere che cosa c’era sotto perchè è una zona archeologica diventata importante.
La vita sociale dei Mizrahi ad Alessandria si svolge tra i caffè, il cinema e il teatro, ma anche in casa, dove sono frequenti le partite a carte. Le vacanze trascorrono al lago Maryut, nel deserto poco fuori città, e talvolta in Europa. Pur non partecipando attivamente alla vita della comunità ebraica locale, la famiglia frequenta la sinagoga nelle principali festività e coltiva la propria identità ebraica nell’ambito domestico.
Noi andavamo tutti i venerdì sera a cena dal nonno
Trascrizione
Manuela Schapira:
Mio nonno mangiava kashar. Noi andavamo tutti i venerdì sera a cena dal nonno, Bohor Mizrahi. Mio nonno Battino è morto molto presto, quando avevo pochi anni, forse 10 anni a dir tanto. Bohor è durato molto di più e andavamo da lui tutti i venerdì sera a cena, era tutto kasher e si baciava la mano del nonno dopo le benedizioni. Però la comunità…andavamo al tempio, anche alle feste, però io della comunità stessa non ricordo niente
A 17 anni, terminati gli studi scolastici, Manuela si trasferisce a Montreux, dove frequenta per due anni una scuola di puericultura, con l’obiettivo di diventare infermiera. Poco dopo il rientro in Egitto, parte in nave con un’amica per un viaggio nel Mediterraneo. Durante la traversata scoppia la guerra di Suez del 1956: impossibilitata a sbarcare a Malta, viene trasbordata a Napoli. Nel frattempo, anche i suoi genitori si preparano ad abbandonare l’Egitto, minacciati dall’espulsione. In questo contesto, per Manuela si apre un nuovo capitolo di studi a Londra, al termine del quale emigra a Milano, dove si stabilisce definitivamente.
Agli inizio degli anni ‘60, Manuela sposa Andrea Schapira e dalla loro unione nascono tre figli.