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Paese di partenza:

Per TRAME “paese di partenza” indica il paese del Nord Africa o del Medio Oriente in cui l'intervistato ha vissuto per la maggior parte della propria vita prima di arrivare in Italia. Questa definizione segue il criterio archivistico adottato dal CDEC.

Paese di nascita:

Anno di nascita:

Età all'arrivo in Italia: anni

Lascia il paese di origine per ragioni

Il viaggio verso l'Italia non ha previsto tappe intermedie

Arriva in Italia con familiari

La mappa traccia gli spostamenti dell’intervistato/a, concludendosi l’anno dopo il suo arrivo in Italia

Rosita Magiar nasce a Tripoli nel 1950, figlia di genitori libici ma con radici profondamente intrecciate con l’Europa. La madre, Elisa Mimun, discende da una famiglia di origini russe da parte del padre e franco-belghe da parte della madre, il cui cognome è Tajar. La storia del ramo paterno è legata alla diaspora sefardita. Il nonno, Salomone Magiar, nasce in Bulgaria, ma da bambino si trasferisce con la famiglia a Istanbul e, infine, in Libia, dove si stabilisce definitivamente. Nonostante questi spostamenti, la famiglia Magiar resta saldamente legata alle proprie origini sefardite, considerandosi spagnola e continuando a parlare il ladino. Anche Elisa, che sposa Davide Magiar a soli vent’anni, si immerge completamente nella cultura del marito, adottandone tradizioni e lingua. L’infanzia di Rosita si svolge in un ambiente familiare vivace e affettuoso, del quale conserva bei ricordi con i genitori, le sorelle Betty e Alice, il fratello Victor e lo zio paterno Enrico. La casa è ricordata come un luogo di allegria e unione.

Rosita nasce in una Libia che sta per ottenere l’indipendenza, dopo anni di dominio italiano e le cicatrici lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale. Con l’applicazione delle leggi razziali, il padre di Rosita è costretto a ottenere documenti falsi per continuare a lavorare, occupandosi di trasporti tra Libia e Tunisia. Altri membri della famiglia, invece, sono sottoposti a lavori forzati, e la nonna paterna si vede negare le cure mediche in ospedale. Inoltre, alcuni parenti in Europa erano stati deportati senza fare più ritorno a casa.

Il fascismo non è stato facile in Libia, credo che molti lo abbiano sofferto vistosamente

Rosita Magiar:
I miei durante il fascismo hanno sofferto, andavano nei campi di lavoro. Mio padre riusciva a lavorare con documenti finti, lavorava per un’azienda della Fiat e aveva dei documenti falsi. Si occupava di trasporti tra la Libia e la Tunisia ed era l’unico dei fratelli che lavorava in questa maniera perchè gli altri invece erano portati ai campi di lavoro, non potevano lavorare. Quando si è ammalata mia nonna non l’hanno fatta ricoverare nemmeno in ospedale, in pieno fascismo.

Intervistatrice:
In quali anni?

Rosita Magiar:
Non so esattamente l’anno in cui è morta mia nonna, mi dispiace non saperlo, ma mio padre tornò apposta dalla Tunisia. Mia nonna si ammalò di nefrite e le impedirono di essere curata in ospedale. Il fascismo non è stato facile in Libia, credo che molti lo abbiano sofferto vistosamente.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le comunità ebraiche in Libia vengono duramente colpite dai pogrom del 1945 e del 1948, eventi violenti che colpiscono di nuovo anche la famiglia Magiar. Nonostante l’eredità di questi traumi, Rosita ricorda la sua infanzia come “piena e libera”, vissuta in una città piccola ma cosmopolita, ricca di vita e di scambi culturali. Tuttavia, dietro questa serenità, c’era sempre una sensazione di preoccupazione latente.

Esistevano delle categorie del comportamento

Rosita Magiar:
Vivere in Libia era difficile. Diciamo che avevamo una serie di preoccupazioni. E’ chiaro che tutta la faccenda dei pogrom più importanti è stata precedente alla mia nascita, ma ricordo perfettamente il clima che si viveva in Libia anche quando ero piccolissima. Per esempio nel ‘56, quando c’era la guerra di Algeria e nello stesso anno si combatteva in Israele. Quindi ricordo dei momenti molto duri, molto problematici. Noi, in un certo senso, sapevamo convivere con la preoccupazione, sapevamo convivere con la paura. Questo penso che ve lo possano dire in tanti: c’erano delle sale dove non andavamo, dei quartieri che non frequentavamo. Esistevano delle categorie del comportamento, alle quali noi eravamo in grado di attenerci, anche se non ci venivano spiegate nel dettaglio. Però sapevamo che bisognava vestirsi un una certa maniera, parlare in una certa maniera, non dire delle cose che potessero urtare le sensibilità, per esempio, particolarmente delle persone musulmane. Quindi, noi non facevamo veramente, profondamente, una vita libera, e tuttavia conducevamo una vita libera e, per molti aspetti, piena. Questa è la contraddizione con la quale si vive quando si abita in posti pericolosi.

A Tripoli, Rosita frequenta le scuole italiane e la sua casa è sempre animata dalla presenza di amici e parenti, soprattutto durante le festività ebraiche. Inoltre, la famiglia Magiar viaggia spesso all’estero per visitare i parenti in Europa, passando spesso per l’Italia e la Francia. Uno dei suoi ricordi più emozionanti è il primo viaggio in Spagna, fatto da bambina durante una crociera con la famiglia.

Lì ho capito che io non parlavo spagnolo, ma uno spagnolo del Cinquecento

Rosita Magiar:
Gli altri posti li abbiamo toccati facendo delle piccole crociere, all’epoca le navi da crociera erano piccole non erano di queste dimensioni. Allora eravamo andati in Tunisia e per la prima volta anche in Spagna. E ricordo perfettamente che prima di decidere di fare questa crociera, papà ci chiamò a tutti quanti – vabbè, io ero la più grande quindi forse lo ricordo, gli altri meno – e disse: “Noi faremo questa crociera e scenderemo anche in Spagna, andremo anche a Barcellona. Ecco, dovete sapere che oggi stiamo decidendo di rompere una sorta di promessa, di giuramento che avevamo in famiglia [secondo cui] mai più nessuno sarebbe tornato in Spagna”. Siccome questo esodo dalla Spagna è sempre considerato come una cosa che è successa ieri mattina nelle case degli ebrei spagnoli, ho toccato con mano che veramente era accaduta due giorni prima questa fuga dalla Spagna. Ricordo che ne parlammo, c’era zio Alberto, c’era zio Enrico, c’era tutta la famiglia di papà, decidendo che si rompeva questo giuramento che aveva cinquecento anni alla fine…non so come è arrivato fino a noi! Fu molto emozionante perché scendemmo anche alle Baleari. Non mi sembrava vero di poter parlare spagnolo, così ho parlato il nostro spagnolo e dall’altra parte mi risponde un signore dicendomi: “Complimenti, parli come Calderon della Barca”. E lì ho capito che io non parlavo spagnolo, ma uno spagnolo del Cinquecento. Questo è stato l’incontro con la Spagna.

La vita di Rosita cambia radicalmente all’inizio di giugno 1967, quando Tripoli è scossa da manifestazioni di sostegno alla causa palestinese, in concomitanza con l’inizio della Guerra dei Sei Giorni. Lunedì 5 giugno, mentre suo padre è già uscito per lavoro e Alice e Victor sono a scuola, Rosita e Betty si dirigono al liceo per vedere i quadri di fine anno. Proprio mentre si prepara a festeggiare la promozione, sente le notizie riguardo allo scoppio del conflitto tra Israele e i Paesi arabi. Questo momento segna per Rosita il passaggio all’età adulta; si ritrova a rassicurare la madre riguardo al destino del padre e dei fratelli, fuori casa durante le violente manifestazioni che infuriano in città quel giorno. In quel frangente drammatico, un vicino musulmano e un’altra vicina di origini italiane si offrono di andare a prendere i fratelli di Rosita a scuola, riportandoli a casa sani e salvi. Tuttavia, fino a che anche il padre e lo zio Enrico non fanno ritorno, la paura prende il sopravvento in casa.

Quel giorno ho detto la bugia più importante della mia vita

Rosita Magiar:
Mamma si era sentita malissimo, è stata la prima volta in cui ho pensato che forse mamma poteva morire quel giorno. Poi ha cominciato a stare male una volta che sono arrivati i ragazzini, perchè telefonava in ufficio e ovviamente in ufficio da papà non rispondeva nessuno. Quindi lei era terrorizzata che, come si diceva, gli uomini fossero stati presi. E allora devo dire che quel giorno ho detto la bugia più importante della mia vita e ho fatto finta con mia madre che papà mi rispondesse al telefono mentre lei si era sentita male. Non sapevo poi come dirglielo perché dicevo “se poi papà non torna io come le dico…?” E io continuavo e parlavo in spagnolo al telefono. Solo dopo ho capito che avevo fatto una cosa che apparteneva ad un mondo di adulti. Non riuscivo a dirlo nemmeno a mia sorella perchè avevo paura che…però mia mamma stava malissimo, sveniva in continuazione, io avevo paura che morisse quel giorno là. In realtà papà poi è ricomparso la sera tardi, riaccompagnato a casa, lui e mio zio, da un amico che era un colonnello della polizia, che era andato a cercarli e li aveva riportati a casa. Era notte e c’era già il coprifuoco.

Dopo un mese di isolamento in casa, la famiglia di Rosita riesce a ottenere i visti di uscita e si imbarca su un volo diretto a Roma. Per Rosita, questa giornata è carica di emozioni contrastanti: da un lato, prova sollievo, dall’altro, un profondo dolore nell’abbandonare il suo paese. Questo cambiamento segna anche una svolta nelle sue relazioni sociali; a Roma, fa amicizia con altri ebrei tripolini che non aveva avuto modo di conoscere in Libia.

Ricominciare una nuova vita a Roma si rivela complicato per la famiglia Magiar. Rosita riconosce l’impegno di tutti nell’affrontare questa sfida e ammira la capacità degli adulti di trasmettere coraggio ai più giovani, nonostante il disorientamento e le difficoltà. A Roma, Rosita Magiar si diploma e si laurea in scienze politiche, partecipando attivamente alla vita politica italiana e ai circoli ebraici. Lavora nel settore del turismo scolastico, occupandosi di progetti legati all’interculturalità e all’educazione ambientale.

Storie collegate

Come leggere i data portrait
I dati rappresentati nei data portrait riguardano il genere, l’età all’arrivo in Italia, il decennio di arrivo in Italia, il paese di origine, i motivi della partenza, se il viaggio ha incluso tappe intermedie o è stato diretto e se la persona ha viaggiato da sola o con la famiglia.

Genere ed età all’arrivo in Italia

Femmina, età 0-9

Femmina, età 10-19

Femmina, età 20-29

Femmina, età 30-39

Femmina, età 40-49

Femmina, età 50-59

Femmina, età 60-69

Femmina, età 70-79

Femmina, età 80-89

Femmina, età 90-99

Maschio, età 0-9
Maschio, età 10-19
Maschio, età 20-29
Maschio, età 30-39
Maschio, età 40-49
Maschio, età 50-59
Maschio, età 60-69
Maschio, età 70-79

Maschio, età 80-89

Maschio, età 90-99

Decennio di arrivo in Italia

1940
1950

1960

1970

1980

Paese di origine

Egitto

Iran

Libano

Libia

Siria

Tunisia

Motivi della partenza dal paese di origine

Politici

Economici

Studio

Personali

Viaggio diretto o con tappe intermedie prima dell’arrivo in Italia

Viaggio diretto

Tappe intermedie

Arriva in Italia da solo/a o con familiari

Arriva in Italia da solo/a
Arriva in Italia con familiari

Cos’è un data portrait
Un data portrait è un’interpretazione artistica di un set specifico di dati riguardanti un individuo, che viene quindi ritratto a partire dai dati, anziché raffigurarne l’aspetto fisico come nei ritratti tradizionali. I data portrait sono rappresentazioni visive che mediano tra la visione dell’artista, i dati del soggetto e l’interesse del pubblico (Donath et al., 2010).
Seguendo questo concetto, i data portrait sviluppati da Sara Radice specificamente per il progetto TRAME forniscono un “ritratto” delle persone rappresentate, basato su alcuni dati specifici di interesse per il progetto e indipendente dal loro aspetto fisico.

Bibliografia e crediti
Judith Donath, Alex Dragulescu, Aaron Zinman, Fernanda Viégas, Rebecca Xiong; Data Portraits. Leonardo 2010; 43 (4): 375–383. doi: https://doi.org/10.1162/LEON_a_00011.

I data portraits ideati per questo progetto traggono ispirazione da alcuni progetti di data portraits di Giorgia Lupi, come, per esempio, l’installazione fisica “…Ma poi, che cos’è un nome? ” sviluppata per la Fondazione CDEC presso la Triennale di Milano nel 2018 e i TED Data Portraits del 2017.