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Arlette Fishman

Paese di partenza: Egitto

Per TRAME “paese di partenza” indica il paese del Nord Africa o del Medio Oriente in cui l'intervistato ha vissuto per la maggior parte della propria vita prima di arrivare in Italia. Questa definizione segue il criterio archivistico adottato dal CDEC.

Paese di nascita: Egitto

Anno di nascita: 1926

Età all'arrivo in Italia: 30 anni

Lascia il paese di origine per ragioni politiche

Il viaggio verso l'Italia non ha previsto tappe intermedie

Arriva in Italia con familiari

La mappa traccia gli spostamenti dell’intervistato/a, concludendosi l’anno dopo il suo arrivo in Italia

Arlette Fishman nasce al Cairo nel 1926, figlia di Albert e Grety Sussman, entrambi di origini europee. Il padre, nato in Romania, si trasferisce in Egitto dopo aver lavorato per alcuni anni nel settore tessile in Inghilterra, attratto dalle opportunità economiche del paese. La madre, Grety, pur essendo nata al Cairo alla fine dell’Ottocento, ha origini austriache: i genitori, infatti, si erano stabiliti in Egitto, anch’essi per motivi economici. Il quadro identitario della famiglia si fa ancora più complesso se si guarda alla loro nazionalità ufficiale: da un lato, Grety possiede il passaporto greco, ottenuto dal padre per meriti militari dopo la Prima guerra mondiale; dall’altro, Albert di nazionalità rumena, una volta in Egitto acquista il passaporto portoghese, che gli permette di viaggiare per lavoro con più facilità. È così che anche Grety, Arlette e il fratello maggiore Edwin sono ufficialmente di nazionalità portoghese.

Arlette ed Edwin Fishman insieme alla madre nella loro casa a Il Cairo, 1936. Archivio Fondazione CDEC.

I Fishman vivono nel quartiere borghese di Kasr El-Nil, abitato prevalentemente da europei benestanti, e la loro vita sociale si svolge in un ambiente fortemente influenzato dalla cultura europea. La famiglia conduce una vita agiata e, sebbene sia laica e poco osservante delle pratiche religiose, mantiene un forte rispetto per le principali festività ebraiche e assicura a Edwin una preparazione religiosa in vista del bar mitzvah.

Arlette frequenta dapprima scuole francesi, poi l’English Mission College, e infine l’American College for Girls, affiliato all’American University del Cairo, dove segue corsi di inglese, storia e filosofia. Durante l’adolescenza, suo fratello Edwin si avvicina al circolo sportivo ebraico del Maccabi e diventa un attivista sionista. Arlette segue l’esempio di Edwin e inizia a frequentare il Maccabi, partecipando con lui a un viaggio in Palestina per conoscere la vita del kibbutz. Insieme al fratello, entra in contatto con le cellule dell’Haganah attive al Cairo e si dedica anche al volontariato per aiutare gli ebrei più poveri della città, venendo così a conoscenza della difficile situazione del quartiere ebraico di Haret-el-Yahud.

La mia vita è cominciata lì veramente.

Intervistatrice:
Quindi a che età è entrato Edwin nel Maccabi?

Arlette Fishman:
Edwin sarà entrato forse a 17 anni e io qualche mese dopo di lui.

Intervistatrice:
Era un’associazione politica? sportiva?

Arlette Fishman:
Non era veramente sportiva, ma c’era di tutto: dello sport, delle conferenze, c’erano delle gite. Infatti ho una foto di una gita nel deserto, ma si parlava…

Intervistatrice:
Di Israele?

Arlette Fishman:
Sì, io ho imparato lì la hora e un po’ di ebraico

Intervistatrice:
Si cercava di incentivare l’aliyah anche?

Arlette Fishman:

Intervistatrice:
E c’erano dei giovani che avevano fatto l’aliyah in quel periodo?

Arlette Fishman:
Sì, non all’inizio ma un po’ piu avanti. Perché è soltanto quando ci siamo trovati in Palestina e abbiamo condiviso la vita in kibbutz con tanta gente, che tante cose si sono aperte per noi, che non avevamo idea neanche…

Intervistatrice:
Cioè, cosa l’aveva colpita in quegli anni?

Arlette Fishman:
La vita in kibbutz era quella lì. La mia vita è cominciata lì veramente. Io, come persona ho cominciato a capire, perchè ero molto lontana da tutto questo

Intervistatrice:
Da cosa?

Arlette Fishman:
Da tutto, da…la vita, il kibbutz, la giovinezza…perché la scuola inglese non porta a questo tipo di vita

Intervistatrice:
Cioè, vivevate in un’altra realtà?

Arlette Fishman:
Un’altra realtà. Tant’è vero che l’anno successivo si erano avvicinati a me per chiedermi se volevo fare parte della Haganah. E ho detto che cos’è la Haganah…e cosi sono entrata nella Haganah.

La notte tra il 14 e il 15 maggio 1948, subito dopo la fondazione dello Stato di Israele, Arlette viene arrestata dalle autorità egiziane, apparentemente senza alcun legame diretto con la sua militanza sionista, e incarcerata nella sezione femminile della Prison des Étrangers. Durante i mesi in prigione, stringe profondi legami con le altre detenute, fino al rilascio, avvenuto il 3 giugno 1949.

Dopo la scarcerazione, Arlette sposa Isaiah “Izzy” Busnach, di origini ashkenazite e cittadinanza italiana, che aveva conosciuto poco prima del maggio 1948 al Tawfikiya Tennis Club. Anche Izzy era stato arrestato e detenuto nel campo di Huckstep nel 1948, a causa della sua appartenenza al circolo Maccabi.

Arlette Fishman nel deserto in Egitto con le compagne del gruppo Maccabi, 1940 ca. Archivio Fondazione CDEC

Dopo il matrimonio, Izzy gestisce il negozio di strumenti musicali della famiglia, e insieme ad Arlette ha due figli. Tuttavia, la rivolta del gennaio 1952, in cui Arlette assiste al massacro di alcuni cittadini inglesi, getta la famiglia nel terrore. Si discute la possibilità di lasciare l’Egitto, ma l’incertezza del futuro in un nuovo paese rende difficile prendere una decisione immediata.

c’era la paura anche di lasciare l’Egitto

Intervistatrice:
Ecco, all’epoca Izzy non aveva pensato che fosse il caso di lasciare l’Egitto? Non si pensava ancora a questo?

Arlette Fishman:
Sì, si pensava ma non era facile perché non avevamo le possibilità. Sì, lui lavorava nel loro negozio e vivevamo bene, perchè stava bene, una bella famiglia…ma c’era la paura anche di lasciare l’Egitto. Andiamo in Italia, ma senza niente davanti. Infatti, è stata molto dura.

Le tensioni legate alla crisi di Suez nel 1956 colpiscono nuovamente la famiglia: Arlette e Izzy vengono arrestati ancora una volta. Grazie all’intervento del consolato italiano, vengono rilasciati dopo quaranta giorni di prigionia e si riuniscono ai figli al porto di Alessandria, pochi minuti prima di salire sulla nave che li avrebbe portati in Italia. 

C’era quest’angoscia tremenda

Arlette Fishman:
E dove sono i bambini? E dove sono i bambini? C’era quest’angoscia tremenda. Ricordo che eravamo sotto la nave e temevamo di salire sulla nave senza i bambini. Ad un certo momento vedo una signora bassina che cammina tenendo per mano due bambini, che erano i miei figli – ma da lontano non si potevano riconoscere. Ho riconosciuto mio figlio il piccolo, perchè noi avevamo passato le vacanze in estate e io avevo acquistato per il piccolo un orsacchiotto, un teddy bear, che lui trascinava sempre per l’orecchio. Lui [era] piccolo così, aveva due anni, e si trascinava il teddy. E vedo una donna, una signora piccola, che sta camminando con due bambini, di cui uno che trascina un teddy. Allora lì ho perso la testa, perchè ho capito, tremavo dall’emozione…anche adesso mi fa molto male.

Dopo il viaggio in nave, i Busnach arrivano al porto di Brindisi e da lì raggiungono Milano, dove il fratello di Izzy e la sua famiglia li accolgono e li sostengono nei primi tempi. Izzy inizia a lavorare per un’impresa commerciale fondata da un altro esule egiziano, mentre Arlette, dopo qualche anno, trova lavoro come insegnante di inglese, dapprima in un istituto commerciale e successivamente alla scuola svizzera di Milano.

Storie collegate

Come leggere i data portrait
I dati rappresentati nei data portrait riguardano il genere, l’età all’arrivo in Italia, il decennio di arrivo in Italia, il paese di origine, i motivi della partenza, se il viaggio ha incluso tappe intermedie o è stato diretto e se la persona ha viaggiato da sola o con la famiglia.

Genere ed età all’arrivo in Italia

Femmina, età 0-9

Femmina, età 10-19

Femmina, età 20-29

Femmina, età 30-39

Femmina, età 40-49

Femmina, età 50-59

Femmina, età 60-69

Femmina, età 70-79

Femmina, età 80-89

Femmina, età 90-99

Maschio, età 0-9
Maschio, età 10-19
Maschio, età 20-29
Maschio, età 30-39
Maschio, età 40-49
Maschio, età 50-59
Maschio, età 60-69
Maschio, età 70-79

Maschio, età 80-89

Maschio, età 90-99

Decennio di arrivo in Italia

1940
1950

1960

1970

1980

Paese di origine

Egitto

Iran

Libano

Libia

Siria

Tunisia

Motivi della partenza dal paese di origine

Politici

Economici

Studio

Personali

Viaggio diretto o con tappe intermedie prima dell’arrivo in Italia

Viaggio diretto

Tappe intermedie

Arriva in Italia da solo/a o con familiari

Arriva in Italia da solo/a
Arriva in Italia con familiari

Cos’è un data portrait
Un data portrait è un’interpretazione artistica di un set specifico di dati riguardanti un individuo, che viene quindi ritratto a partire dai dati, anziché raffigurarne l’aspetto fisico come nei ritratti tradizionali. I data portrait sono rappresentazioni visive che mediano tra la visione dell’artista, i dati del soggetto e l’interesse del pubblico (Donath et al., 2010).
Seguendo questo concetto, i data portrait sviluppati da Sara Radice specificamente per il progetto TRAME forniscono un “ritratto” delle persone rappresentate, basato su alcuni dati specifici di interesse per il progetto e indipendente dal loro aspetto fisico.

Bibliografia e crediti
Judith Donath, Alex Dragulescu, Aaron Zinman, Fernanda Viégas, Rebecca Xiong; Data Portraits. Leonardo 2010; 43 (4): 375–383. doi: https://doi.org/10.1162/LEON_a_00011.

I data portraits ideati per questo progetto traggono ispirazione da alcuni progetti di data portraits di Giorgia Lupi, come, per esempio, l’installazione fisica “…Ma poi, che cos’è un nome? ” sviluppata per la Fondazione CDEC presso la Triennale di Milano nel 2018 e i TED Data Portraits del 2017.