Le comunità ebraiche del Nord Africa e del Medio Oriente affondano le loro radici in un passato millenario, che si intreccia con la storia delle popolazioni locali e di quelle che hanno attraversato queste regioni nel corso dei secoli. In età contemporanea, l’imperialismo europeo, i conflitti mondiali e le tensioni politico-militari hanno profondamente influenzato la vita ebraica nella sponda sud del Mediterraneo. Il clima di crescente instabilità che ha caratterizzato la seconda metà del Novecento ha portato molti ebrei ad abbandonare i loro paesi d’origine. Alcuni hanno trovato in Italia la loro nuova casa, contribuendo a diversificare e arricchire la comunità ebraica locale.
La storia degli ebrei in Iran risale all’esilio assiro e alla conquista persiana di Babilonia sotto Ciro il Grande. Con l’arrivo dell’Islam, divennero una minoranza protetta ma soggetta a limitazioni, mantenendo comunque autonomia religiosa e un ruolo attivo nella società. Tra XIX e XX secolo, riforme politiche, influenze europee e movimenti nazionalisti trasformarono profondamente la comunità, favorendo mobilità sociale ed emigrazione. La lingua e la letteratura giudeo-persiana rappresentano un importante patrimonio culturale. Dopo la rivoluzione del 1979, molti ebrei emigrarono, ma una comunità significativa continua a vivere in Iran oggi.
La comunità ebraica di Mashhad, nell’Iran nord-orientale, ha origini antiche ma si sviluppò in modo significativo nel XVIII secolo sotto Nader Shah. Grazie alla posizione lungo rotte commerciali, prosperò economicamente e attrasse ebrei da altre regioni. Nel 1839, il massacro noto come Allahdad costrinse molti alla conversione all’Islam, dando luogo a una complessa identità religiosa, spesso mediata tra sfera pubblica e sfera privata. Nonostante persecuzioni e tensioni, la comunità mantenne tradizioni culturali e sociali. Nel XX secolo, cambiamenti politici e episodi di violenza portarono a una massiccia emigrazione verso Israele, Stati Uniti e altri centri della diaspora.