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Focus

Le comunità ebraiche del Nord Africa e del Medio Oriente affondano le loro radici in un passato millenario, che si intreccia con la storia delle popolazioni locali e di quelle che hanno attraversato queste regioni nel corso dei secoli. In età contemporanea, l’imperialismo europeo, i conflitti mondiali e le tensioni politico-militari hanno profondamente influenzato la vita ebraica nella sponda sud del Mediterraneo. Il clima di crescente instabilità che ha caratterizzato la seconda metà del Novecento ha portato molti ebrei ad abbandonare i loro paesi d’origine. Alcuni hanno trovato in Italia la loro nuova casa, contribuendo a diversificare e arricchire la comunità ebraica locale.

Chiara Renzo

Nel corso del Novecento, l’Italia ha costituito un nodo strategico nei processi migratori ebraici, trasformandosi progressivamente da luogo di transito a spazio di insediamento stabile. Le prime migrazioni, circoscritte e legate a fattori economici e geopolitici, si intensificarono con l’ascesa dei totalitarismi e le persecuzioni razziali. Il secondo dopoguerra segnò un momento di svolta: migliaia di profughi ebrei attraversarono la Penisola, che divenne base logistica per l’aliyah clandestina verso la Palestina mandataria. A partire dagli anni Cinquanta, nuove ondate migratorie provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente contribuirono a ridefinire profondamente la composizione dell’ebraismo italiano.

Martino Oppizzi

La presenza ebraica in Tunisia ha origini antiche, risalenti al II secolo a.C., ed è attestata da fonti storiche che ne documentano il ruolo centrale nelle attività mercantili e artigianali. Nel XVIII secolo, l’arrivo di ebrei sefarditi da Livorno portò alla strutturazione della popolazione in due comunità distinte: i Twansa, ossia gli ebrei autoctoni, e i Grana, di origine livornese, che beneficiavano di uno status giuridico privilegiato. Durante il protettorato francese (1881-1956), gli ebrei tunisini vissero un importante progresso sociale, favorito da un miglior accesso all’istruzione.  Nel secondo dopoguerra, la comunità fu interessata da un’intensa ondata migratoria, accelerata dalla fondazione dello Stato di Israele e dall’indipendenza della Tunisia. Attualmente, la diaspora ebraica tunisina è prevalentemente concentrata in Francia e in Israele, mentre la presenza sul territorio tunisino si è notevolmente ridotta. Nonostante la dispersione geografica, la comunità continua a preservare un ricco patrimonio culturale, che si manifesta nella lingua, nelle arti e nella cultura materiale.

Dario Miccoli

Le origini della comunità ebraica in Egitto risalgono all'antichità e si estendono fino ai tempi moderni. Durante il periodo ottomano, la presenza ebraica si concentrava principalmente al Cairo e nel delta del Nilo. Con l’apertura del Canale di Suez nel 1869 e l’instaurazione del dominio britannico, la popolazione ebraica crebbe significativamente, alimentata da migrazioni provenienti dai territori dell'Impero Ottomano e da tutta Europa. Nel XX secolo, la comunità ebraica egiziana prosperò sia economicamente sia socialmente, contribuendo attivamente alla vita culturale e commerciale del paese. Tuttavia, l’ascesa del nazionalismo egiziano e le tensioni legate alla creazione dello Stato di Israele portarono a una massiccia emigrazione, soprattutto dopo la Rivoluzione degli Ufficiali Liberi del 1952 e la Guerra di Suez del 1956. Oggi, la comunità ebraica in Egitto è quasi estinta, ma la sua eredità culturale sopravvive attraverso la sua eredità culturale e la diaspora.

Giordano Bottecchia

La presenza ebraica in Libia, documentata fin dal IV secolo a.C., crebbe significativamente con l’arrivo degli espulsi dalla Spagna nel 1492. Sotto la dominazione ottomana, la comunità ebraica subì profondi cambiamenti, con la nomina di rappresentanti religiosi presso il potere imperiale e l’istituzione di una cittadinanza egualitaria per tutti gli abitanti dell’Impero. Durante il periodo coloniale italiano, gli ebrei sperimentarono una certa emancipazione sociale, ma il loro status giuridico fu diminuito, culminando con l’introduzione delle leggi razziali del 1938 e le persecuzioni della Seconda guerra mondiale. Dopo l’indipendenza della Libia nel 1951, i rapporti con la maggioranza musulmana peggiorarono, portando a un’emigrazione di massa, soprattutto verso Israele. Le violenze del 1967 e la politica di Gheddafi, instaurata nel 1969, segnarono la fine della comunità ebraica in Libia. Oggi, la maggior parte degli ebrei di origine libica risiede in Israele e in Italia.

Ebrei dell'Iran | Coming soon

La storia degli ebrei in Iran risale all’esilio assiro e alla conquista persiana di Babilonia sotto Ciro il Grande. Con l’arrivo dell’Islam, divennero una minoranza protetta ma soggetta a limitazioni, mantenendo comunque autonomia religiosa e un ruolo attivo nella società. Tra XIX e XX secolo, riforme politiche, influenze europee e movimenti nazionalisti trasformarono profondamente la comunità, favorendo mobilità sociale ed emigrazione. La lingua e la letteratura giudeo-persiana rappresentano un importante patrimonio culturale. Dopo la rivoluzione del 1979, molti ebrei emigrarono, ma una comunità significativa continua a vivere in Iran oggi.

Ebrei di Mashhad | Coming soon

La comunità ebraica di Mashhad, nell’Iran nord-orientale, ha origini antiche ma si sviluppò in modo significativo nel XVIII secolo sotto Nader Shah. Grazie alla posizione lungo rotte commerciali, prosperò economicamente e attrasse ebrei da altre regioni. Nel 1839, il massacro noto come Allahdad costrinse molti alla conversione all’Islam, dando luogo a una complessa identità religiosa, spesso mediata tra sfera pubblica e sfera privata. Nonostante persecuzioni e tensioni, la comunità mantenne tradizioni culturali e sociali. Nel XX secolo, cambiamenti politici e episodi di violenza portarono a una massiccia emigrazione verso Israele, Stati Uniti e altri centri della diaspora.