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Vittorio Mimun

Paese di partenza: Libia

Per TRAME “paese di partenza” indica il paese del Nord Africa o del Medio Oriente in cui l'intervistato ha vissuto per la maggior parte della propria vita prima di arrivare in Italia. Questa definizione segue il criterio archivistico adottato dal CDEC.

Paese di nascita: Libia

Anno di nascita: 1933

Età all'arrivo in Italia: 34 anni

Lascia il paese di origine per ragioni politiche

Il viaggio verso l'Italia non ha previsto tappe intermedie

Arriva in Italia con familiari

La mappa traccia gli spostamenti dell’intervistato/a, concludendosi l’anno dopo il suo arrivo in Italia

Vittorio Mimun nasce nel 1933 a Bengasi, in Libia. Suo padre, Elia Mimun, è originario della Cirenaica, ma la famiglia ha antiche radici sefardite, che risalgono all’epoca dell’Inquisizione spagnola, quando i loro antenati furono costretti a lasciare la Spagna e si stabilirono in Nord Africa. La madre di Vittorio, Rosa Meiohas, è nata a Gerusalemme, ma si trasferisce in Libia all’età di tre anni, quando il nonno di Vittorio viene inviato a Bengasi per dirigere gli affari di una grande industria tessile. Anche Elia Mimun si occupa del settore tessile, lavorando come rappresentante di importanti aziende italiane, assicurando così alla famiglia una vita agiata e serena a Bengasi fino al 1942.

Elia Mimun, secondo da destra. Bengasi, anni Trenta. Archivio Fondazione CDEC
Elia Mimun, secondo da destra. Bengasi, anni Trenta. Archivio Fondazione CDEC

In quegli anni Bengasi, sotto il dominio italiano, vive momenti difficili a causa della Seconda Guerra Mondiale. La città viene occupata più volte dalle forze inglesi e molti membri della comunità ebraica sono internati in campi di concentramento in Libia e in Tunisia. La famiglia Mimun riesce però a evitare questa sorte: poco prima della conquista alleata, Elia ottiene un’autorizzazione speciale dal governatore italiano per trasferirsi a Tripoli insieme alla famiglia.

Mio padre è stato autorizzato a trasferirsi da Bengasi a Tripoli

Vittorio Mimun
Ho vissuto a Bengasi sino al 1942. Dopo di che, con un’autorizzazione del governo italiano, del governatore italiano, mio padre è stato autorizzato a trasferirsi da Bengasi a Tripoli, mentre tutta la comunità ebraica – buona parte – veniva mandata in campi di concentramento intorno a Tripoli.

Intervistatore
Come si chiamava il campo?

Vittorio Mimun
Il campo era a Yefren, una cittadina a 50 km da Tripoli. Tra [questi c’erano] fratelli e sorelle di mio padre. Mio padre invece, dato che era rappresentante di grosse aziende italiane nel tessile, ha avuto un’autorizzazione – che io penso di avere – [con la quale] si autorizza il sig. Elia Mimun e famiglia a trasferirsi a Tripoli, evitando il campo di concentramento.

Vittorio conduce i suoi studi nelle scuole italiane: prima nella Scuola Regina Margherita a Bengasi e poi alla Dante Alighieri di Tripoli, istituti frequentati da molti ebrei. A Tripoli, scopre una comunità ebraica variegata, con molti residenti nella città e altri, meno agiati, che abitano nella “hara”, la città vecchia. Gli anni a Tripoli sono segnati da tensioni crescenti. Vittorio è testimone dei pogrom del 1945 e del 1948, durante i quali la comunità cerca di difendersi dalle violenze. Sono anni difficili, in cui molti ebrei decidono di lasciare Tripoli e migrare in Israele, assistiti da organizzazioni internazionali e delegati del governo israeliano. Le partenze sono meticolosamente organizzate: visite mediche, cure per i malati e trasporti fino al porto, da dove salpano le navi per Israele. 

Loro organizzavano l'emigrazione per gli ebrei che volevano partire

Vittorio Mimun
Loro [i delegati da Israele] organizzavano [l’emigrazione] per gli ebrei che volevano partire, passavano le visite mediche del [American Jewish] Joint [Distribution Committee] e dell’OSE [Oeuvre de Secours aux Enfants]. Quelli che non erano in grado di partire perché avevano malattie, tipo la tubercolosi, venivano mandati in Italia, a Sondrio, a curarsi. Le famiglie le tenevano giù a Tripoli fintanto che guarivano, tornavano e li mandavano tutti in Israele. C’erano dei campi di raccolta in città, la nave arrivava, convocavano tutte quelle famiglie in lista che dovevano partire con quella nave e li accompagnavano con gli autobus al porto per essere imbarcati.

Negli anni Cinquanta, dopo l’indipendenza della Libia, Elia Mimun decide di realizzare un progetto che aveva da tempo e si trasferisce in Italia. Vittorio, invece, decide di rimanere a Tripoli, dove continua a gestire l’attività di famiglia nel settore tessile. In questo periodo, Vittorio si sposa  e nascono due dei suoi tre figli. Ma nel 1967, durante la guerra dei sei giorni, le tensioni aumentano nuovamente, e le manifestazioni anti-ebraiche e anti-israeliane costringono Vittorio e la sua famiglia a lasciare definitivamente la Libia. Si stabiliscono a Milano, dove iniziano un nuovo capitolo della loro vita.

Storie collegate

Come leggere i data portrait
I dati rappresentati nei data portrait riguardano il genere, l’età all’arrivo in Italia, il decennio di arrivo in Italia, il paese di origine, i motivi della partenza, se il viaggio ha incluso tappe intermedie o è stato diretto e se la persona ha viaggiato da sola o con la famiglia.

Genere ed età all’arrivo in Italia

Femmina, età 0-9

Femmina, età 10-19

Femmina, età 20-29

Femmina, età 30-39

Femmina, età 40-49

Femmina, età 50-59

Femmina, età 60-69

Femmina, età 70-79

Femmina, età 80-89

Femmina, età 90-99

Maschio, età 0-9
Maschio, età 10-19
Maschio, età 20-29
Maschio, età 30-39
Maschio, età 40-49
Maschio, età 50-59
Maschio, età 60-69
Maschio, età 70-79

Maschio, età 80-89

Maschio, età 90-99

Decennio di arrivo in Italia

1940
1950

1960

1970

1980

Paese di origine

Egitto

Iran

Libano

Libia

Siria

Tunisia

Motivi della partenza dal paese di origine

Politici

Economici

Studio

Personali

Viaggio diretto o con tappe intermedie prima dell’arrivo in Italia

Viaggio diretto

Tappe intermedie

Arriva in Italia da solo/a o con familiari

Arriva in Italia da solo/a
Arriva in Italia con familiari

Cos’è un data portrait
Un data portrait è un’interpretazione artistica di un set specifico di dati riguardanti un individuo, che viene quindi ritratto a partire dai dati, anziché raffigurarne l’aspetto fisico come nei ritratti tradizionali. I data portrait sono rappresentazioni visive che mediano tra la visione dell’artista, i dati del soggetto e l’interesse del pubblico (Donath et al., 2010).
Seguendo questo concetto, i data portrait sviluppati da Sara Radice specificamente per il progetto TRAME forniscono un “ritratto” delle persone rappresentate, basato su alcuni dati specifici di interesse per il progetto e indipendente dal loro aspetto fisico.

Bibliografia e crediti
Judith Donath, Alex Dragulescu, Aaron Zinman, Fernanda Viégas, Rebecca Xiong; Data Portraits. Leonardo 2010; 43 (4): 375–383. doi: https://doi.org/10.1162/LEON_a_00011.

I data portraits ideati per questo progetto traggono ispirazione da alcuni progetti di data portraits di Giorgia Lupi, come, per esempio, l’installazione fisica “…Ma poi, che cos’è un nome? ” sviluppata per la Fondazione CDEC presso la Triennale di Milano nel 2018 e i TED Data Portraits del 2017.