Vittorio Mimun nasce nel 1933 a Bengasi, in Libia. Suo padre, Elia Mimun, è originario della Cirenaica, ma la famiglia ha antiche radici sefardite, che risalgono all’epoca dell’Inquisizione spagnola, quando i loro antenati furono costretti a lasciare la Spagna e si stabilirono in Nord Africa. La madre di Vittorio, Rosa Meiohas, è nata a Gerusalemme, ma si trasferisce in Libia all’età di tre anni, quando il nonno di Vittorio viene inviato a Bengasi per dirigere gli affari di una grande industria tessile. Anche Elia Mimun si occupa del settore tessile, lavorando come rappresentante di importanti aziende italiane, assicurando così alla famiglia una vita agiata e serena a Bengasi fino al 1942.
In quegli anni Bengasi, sotto il dominio italiano, vive momenti difficili a causa della Seconda Guerra Mondiale. La città viene occupata più volte dalle forze inglesi e molti membri della comunità ebraica sono internati in campi di concentramento in Libia e in Tunisia. La famiglia Mimun riesce però a evitare questa sorte: poco prima della conquista alleata, Elia ottiene un’autorizzazione speciale dal governatore italiano per trasferirsi a Tripoli insieme alla famiglia.
Mio padre è stato autorizzato a trasferirsi da Bengasi a Tripoli
Trascrizione
Vittorio Mimun
Ho vissuto a Bengasi sino al 1942. Dopo di che, con un’autorizzazione del governo italiano, del governatore italiano, mio padre è stato autorizzato a trasferirsi da Bengasi a Tripoli, mentre tutta la comunità ebraica – buona parte – veniva mandata in campi di concentramento intorno a Tripoli.
Intervistatore
Come si chiamava il campo?
Vittorio Mimun
Il campo era a Yefren, una cittadina a 50 km da Tripoli. Tra [questi c’erano] fratelli e sorelle di mio padre. Mio padre invece, dato che era rappresentante di grosse aziende italiane nel tessile, ha avuto un’autorizzazione – che io penso di avere – [con la quale] si autorizza il sig. Elia Mimun e famiglia a trasferirsi a Tripoli, evitando il campo di concentramento.
Vittorio conduce i suoi studi nelle scuole italiane: prima nella Scuola Regina Margherita a Bengasi e poi alla Dante Alighieri di Tripoli, istituti frequentati da molti ebrei. A Tripoli, scopre una comunità ebraica variegata, con molti residenti nella città e altri, meno agiati, che abitano nella “hara”, la città vecchia. Gli anni a Tripoli sono segnati da tensioni crescenti. Vittorio è testimone dei pogrom del 1945 e del 1948, durante i quali la comunità cerca di difendersi dalle violenze. Sono anni difficili, in cui molti ebrei decidono di lasciare Tripoli e migrare in Israele, assistiti da organizzazioni internazionali e delegati del governo israeliano. Le partenze sono meticolosamente organizzate: visite mediche, cure per i malati e trasporti fino al porto, da dove salpano le navi per Israele.
Loro organizzavano l'emigrazione per gli ebrei che volevano partire
Trascrizione
Vittorio Mimun
Loro [i delegati da Israele] organizzavano [l’emigrazione] per gli ebrei che volevano partire, passavano le visite mediche del [American Jewish] Joint [Distribution Committee] e dell’OSE [Oeuvre de Secours aux Enfants]. Quelli che non erano in grado di partire perché avevano malattie, tipo la tubercolosi, venivano mandati in Italia, a Sondrio, a curarsi. Le famiglie le tenevano giù a Tripoli fintanto che guarivano, tornavano e li mandavano tutti in Israele. C’erano dei campi di raccolta in città, la nave arrivava, convocavano tutte quelle famiglie in lista che dovevano partire con quella nave e li accompagnavano con gli autobus al porto per essere imbarcati.
Negli anni Cinquanta, dopo l’indipendenza della Libia, Elia Mimun decide di realizzare un progetto che aveva da tempo e si trasferisce in Italia. Vittorio, invece, decide di rimanere a Tripoli, dove continua a gestire l’attività di famiglia nel settore tessile. In questo periodo, Vittorio si sposa e nascono due dei suoi tre figli. Ma nel 1967, durante la guerra dei sei giorni, le tensioni aumentano nuovamente, e le manifestazioni anti-ebraiche e anti-israeliane costringono Vittorio e la sua famiglia a lasciare definitivamente la Libia. Si stabiliscono a Milano, dove iniziano un nuovo capitolo della loro vita.